Tunnel carpale - Alessandro Mancini
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Tunnel carpale

La sindrome è dovuta più frequentemente all’infiammazione cronica della borsa tendinea dei flessori (tenosinovite), che comprime il nervo mediano.
Questo provoca una varietà di sintomi che vanno da un senso di intorpidimento, formicolio o dolore al palmo della mano fino ad arrivare a una perdita di forza soprattutto nelle prime tre dita.
Di solito questo tipo di disturbo è trattato per via farmacologica ma nei casi più gravi si può arrivare ad un vero e proprio intervento chirurgico, allo scopo di alleggerire la compressione del nervo mediano, mediante intervento sul legamento trasverso del carpo.
Per quanto si può osservare però la sindrome del tunnel carpale, nonostante si sviluppi a livello del polso, parte sempre da problemi funzionali localizzati a monte.
A riprova di ciò basti considerare che molto spesso, una volta curato un polso (per via farmacologica o chirurgica), il problema non tarda a ripresentarsi (fino al 20% di recidiva post intervento).
Quindi questo tipo di problema non può essere affrontato solo localmente ma è necessario intervenire in maniera globale allo scopo di riequilibrare la funzione dinamica di tutto l’arto superiore come minimo.
L’Osteopatia propone pertanto una soluzione diversa, più completa: L’indagine inizia a livello del carpo, cioè del polso, per valutare se esistano problemi a questo livello ed eventualmente correggerli.
Tuttavia la fisiologia del carpo molto spesso è in ordine e quindi bisogna cercare altrove.
Le parti da esaminare sono:

  • Ulna e radio: soprattutto a livello del gomito possono essere presenti disfunzioni primarie che vanno a perturbare la fisiologia del tunnel carpale;
  • Spalla: è necessario revisionare la spalla con tutte le sue numerose connessioni con le strutture assiali;
  • Cingolo superiore: scapola e clavicola possono presentare disfunzioni meccaniche che interessano il plesso brachiale a monte con ripercussioni sintomatiche verso la mano;
  • Rachide cervicale: compromissioni vertebrali o fasciali a questo livello possono dare ripercussioni sintomatiche e funzionali su entrambi i lati;
    (Questo è uno dei motivi per cui talvolta, dopo aver curato apparentemente con successo un polso, il problema non tarda a comparire compare sull’altro polso: la disfunzione è a monte);
  • Diaframma e visceri: disfunzioni osteopatiche diaframmatiche (diaframma toracico superiore) e viscerali possono dare problemi al tratto cervicale e al plesso brachiale;
  • Disfunzioni cranio-sacrali: i problemi osteopatici di natura cranio sacrale sono estremamente invalidanti e spesso di natura primaria; non devono essere assolutamente sottovalutati.

Insomma, partendo dal carpo, è necessario andare altrove per capire da dove sia partito il problema, che spesso non origina nel polso.
Lavorando secondo questa logica l’Osteopatia riesce ad ottenere una percentuale di successo elevata per un problema del genere e il Paziente molto spesso non è più costretto a subire altri tipi di cure.
Inoltre bisogna considerare che l’Osteopatia non è una terapia sintomatica, ovvero l’Osteopata non si limita a curare la mano in questione ma esegue una vera e propria ristrutturazione dinamica di tutto il sistema mettendo il Paziente al riparo da possibili recidive e soprattutto evitando che in un secondo momento il problema possa estendersi anche all’altra mano.
Per la sindrome del tunnel carpale, l’Osteopatia viene considerata tra gli interventi di prima scelta trovando una soluzione stabile con una percentuale di successo statisticamente piuttosto elevata.

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